Resident Evil 5 Razzista: GamesKaos risponde!

Dopo pochi mesi dall’uscita dell’attesissimo titolo firmato Capcom, Resident Evil 5, la polemica non si spegne. E GamesKaos è pronto a rispondere!
La critica non è stata affatto clemente nei confronti di questo capolavoro annunciato e che, a parere del nostro team e di migliaia di videogiocatori, si è rivelato poi tale. Perchè? Forse perchè non avevano altro da dire, forse per invidia, o forse semplicemente per fare scoop, ma solo in pochi casi perchè lo credevano veramente. Si parla di “razzismo”, di “capolavoro razzista” dopo che Capcom stessa ha dichiarato che i temi trattati avrebbero probabilmente potuto lenire la sensibilità del pubblico. Ciò a causa del modo in cui è stata dipinta l’ambientazione del nuovo capitolo, un’Africa povera, sporca, soggiogata dal potere degli stati cosiddetti “civilizzati”. Chris Redfield sarebbe il cacciatore venuto dall’occidente per sterminare orde di “neri” impazziti e in preda ad un virus mortale. Peccato che la sua partner sia Sheva Alomar, un’abitante del luogo, e, aggiungerebbe Phoenix Eye, una bellissima africana (bè, a questo punto, anche Ilya Nightroad si permette di dire che Chris è un gran figo). Sarà che i protagonisti hanno gli abiti belli puliti mentre le loro vittime sono vestite di stracci? Tutti questi stracci non si sono visti, per la verità, e poi Chris e Sheva erano molto più brutti quando venivano attaccati dai vermi.

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Passando però ad una analisi più seria, la prima cosa da notare è il fatto fondamentale che tutti i veri antagonisti del gioco, ovvero tutti i boss esclusi gli animali frutto di sperimentazione genetica, sono “bianchi” e unici e soli colpevoli di quanto accade durante la narrazione. Come Wesker ed Irving, collaboratori del progetto Uroboros e dunque coinvolti nella contaminazione dei luoghi presentati. Da tale punto di vista, gli africani sarebbero soltanto delle vittime, e la connotazione negativa apparterrebbe sicuramente agli occidentali. Ciò non significa che i “neri” siano solo prede, anzi, il team di Josh e Sheva è la prova che reagiscono alla situazione drammatica. D’altro canto, sarà Josh a salvare i due protagonisti in ben tre occasioni (e Josh, lo ricordiamo, è africano). Infine, si tratta di una storia puramente inventata ed incentrata su di un virus testato in Africa, e come l’Africa poteva essere scelta qualsiasi altra location. Difatti, tutti i precedenti titoli della saga sono stati ambientati in luoghi diversi, e nessuno per anni si è mai lamentato di uccidere zombie bianchi. Più che razzismo, questa è ipocrisia. Intanto, aspettiamo che il 18 Settembre esca la versione per PC.

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2 commenti »

Commento di Flauro
2009-08-19 20:24:57

Che ridere… come certa gente sia ipocrita…
Nessuno si è accorto che questo gioco denuncia in modo indiretto, o forse non troppo indiretto, gli esperimenti fatti nel nome della scienza (con il vaccino della polio)????? Non a caso nel gioco vengono usate le popolazioni locali per testare le armi biologiche.
Se accade nella realtà si infanga tutto… mentre se succede nei videogames (che e tutto finto) fa scalpore… ma vaff…

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Commento di Ilya Nightroad
2009-08-19 21:04:11

Hai proprio ragione Flauro!
Più di una volta è accaduto che si sfruttassero le popolazioni africane per esperimenti di vaccini e cure mediche varie, ma è sempre stato tutto taciuto per il “bene della scienza”. A chi importava che i “neri” soffrissero?
Ad un certo punto del gioco Chris e Sheva trovano un diario di un abitante del villaggio, ove c’erano descritte le diverse fasi della sua metamorfosi. Agghiacciante…
Forse è uno dei giochi in assoluto meno razzisti della storia.

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