ESBAT – Recensione completa
Sogni. Sulla sottile linea d’orizzonte, realtà e fantasia possono confondersi come il cielo e l’acqua marina, ma mai congiungersi intimamente. Il loro bacio, il Sole, unico frutto dell’impossibile amore, rifulge bruciante, unendo in se stesso bellezza e disgrazia. L’essere umano non può fare a meno d’adorarlo e d’odiarlo al contempo. Hyoutsuki brilla d’argento sotto la luna aliena di un mondo a lui alieno. Egli è per la Sensei il Sole, con i suoi occhi gialli felini. E ad ogni occasione in cui l’uomo trova davanti a se’ il sogno agognato, quella sottile linea d’orizzonte viene dimenticata. Nella cecità della dimenticanza, giunge la follia. Corsa interminabile verso un traguardo separato da un balzo nell’oscuro. Sul fondo del precipizio, la nebbia fitta, che avvolge l’infelice in cerca della felicità, brandisce la falce dello shinigami. Taglio netto sull’anello nero al collo, e l’uomo muore rinascendo dai fumi del desiderio solo per desiderare. Il portale dell’Esbat si apre e la Sensei, inconsapevolmente, sceglie la propria morte, uccidendo se stessa per un desiderio inconsolabile, perdendo anche l’unica persona che l’abbia mai amata. E proprio quando la redenzione sembra affacciarsi sulla soglia del destino tormentato, le ossa vogliono vendetta, come la protagonista del nuovo manga che avrebbe riscattato la Sensei agli occhi dei suoi fan. L’ironia della sorte, o forse meglio, l’ineluttabilità. La linea d’orizzonte torna, dopo la mareggiata, al posto che le spetta.
Una storia in cui le comuni paure, i comuni desideri diventano materia di angosce ancestrali, in cui il sovrannaturale s’avvicina al naturale rovesciando l’antico ordine delle cose e distruggendo i sottili equilibri dell’animo umano. Prendendo le mosse da un classico del panorama del manga moderno, Lara Manni crea qualcosa di completamente differente ed originale. Un passaggio attraverso il noto e l’ignoto. Per coloro i quali conoscono InuYasha, l’opera di Rumiko Takahashi cui la scrittrice italiana si ispira, è inevitabile cogliere le somiglianze, i riferimenti, la quasi eccessiva atmosfera di fanfiction. Eppure, il piacere della lettura scorre curiosamente nel sangue di chi legge, e i personaggi assumono una propria vita, traendo linfa da un fitto sottobosco di sentimenti repressi. Il libro è permeato dall’arcana contraddizione che dilania le creature mortali. “Gli umani [...] ti avvinghiano nella loro miseria, te ne lasciano addosso il tanfo. Ti contagiano”. E così, anche una creatura immortale può essere marchiata dalla contraddizione, costretta a rinnegare la propria natura per comprendere quella di colei che ha sconvolto il suo equilibrio. La più grande forza è anche la più grande debolezza.
Un neonato, che si affaccia da una balaustra con sguardo disincantato su un mondo colmo di insidie e sconosciuti pericoli. Questa è l’opera di Lara, dai pensieri ancora un pò frammentari, privi della fluidità di chi è maturo, ma che, forse, potrà far si che qualcuno apra gli occhi, che qualcuno finalmente distolga le tende del pregiudizio e si stupisca di fronte ad uno spettacolo inatteso.
Ilya Nightroad
ps. come grande amante dei manga, sarei immensamente felice se vi fossero più libri come questo. Grazie ancora, Lara!
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